lunedì 5 maggio 2008

Agenzia delle Entrate

L'opinione pubblica è divisa in merito alla pubblicazione, sospesa dopo 3 ore, sul sito dell'agenzia delle entrate dei 730/2006 (relativi ai redditi del 2005) di tutti i cittadini italiani. per molti è stata una violazione della privacy, per altri, la minoranza, è stata la massima espressione in tema di materia fiscale della tanta evocata trasparenza. Riflettiamo, dunque, e per farlo bisogna pesare le motivazioni che stanno alla base delle posizioni pro o contro la decisione assunta dall'agenzia delle entrate.
Stamane Repubblica ha pubblicato la lettera di Francesco Pizzetti, presidente dell'autorità Garante per la protezione dei dati personali. Nella suddetta missiva Pizzetti difende il provvedimento restrittivo richiesta dall'autority e mette in evidenza due ragioni in particolare a favore della sospensione della diffusione on line dei 730:
1 - L'Agenzia delle entrate non ha interpellato prima della pubblicazione l'autorità da lui guidata;
2 - Un dato messo in rete può essere usato con le finalità più diverse, può essere modificato, cambiato e falsificato.In pratica, nella sua versione alterata e non più controllabile avrebbe vita eterna nel cyberspazio.
Come Pizzetti la pensano tutti quelli che si sono "scagliati" contro la diffusione su internet dei 730. Se le ragioni fossero solo queste, però, le stesse sarebbero facilmente confutabili. Proviamoci. Una legge del 1973 (35 anni fa per intenderci, quando internet esisteva solo nelle menti degli scrittori di fantascienza) fissa " il principio di trasparenza e l'obbligo di pubblicazione" dei dati. Questo principio ci porta al secondo step della nostra riflessione: negli anni passati alcuni quotidiani hanno pubblicato elenchi completi di contribuenti e i quotidiani, come tutti sapete, hanno anche una versione web, quindi, i dati diffusi dai giornali erano consultabili anche on line. A questo punto mi chiedo: se la legge prevede la pubblicazione dei dati e se, a suo tempo, il garante della privacy non ha avuto alcunché da eccepire sulla diffusione a mezzo stampa dei redditi dei contribuenti, dove sta l'errore dell'Agenzia delle entrate? Dov'è lo scandalo? Forse la risposta sta nel fatto che i quotidiani non li legge più nessuno, mentre Internet è alla portata di tutti?



In una società in cui la cultura della legalità è ancora un'eccezione perseguitata, la trasparenza è un dovere morale. ogni tentativo di perseguirla va sostenuto e non castrato sul nascere.
L'unico appunto, a voler essere puntigliosi e metodici, da muovere a Visco e all'Agenzia delle entrate è la pubblicazione anche degli indirizzi delle persone, particolare assolutamente non fondamentale ai fini della lotta all'evasione fiscale.
il dubbio, comunque, rimane. Concludo con una domanda decisamente retorico: a chi conviene scandalizzarsi per la pubblicazione dei 730? La risposta la sapete....

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